La sessualità nel 2020: internet ha modificato le nostre abitudini sessuali?

Come è ormai evidente a tutti, dopo l’avvento di internet, la vita degli esseri umani è cambiata radicalmente: i rapporti interpersonali hanno subito una profonda mutazione, finendo per basarsi sempre di più sulla comunicazione attraverso i social media. 

 

Come si è modificata la sessualità, dopo l’arrivo dei social?

La sessualità rappresenta l’insieme dei fenomeni psicologici e comportamentali relativi al sesso: le abitudini, i sentimenti, le pratiche e le modalità di espressione sono ciò che la determinano. Come è facile intuire, internet ha modificato alcuni di questi comportamenti, inserendo nuove pratiche, modificandone altre e cambiando le modalità con cui le persone si approcciano al sesso. Se fino a qualche anno fa il sesso era considerato un tabù, nell’era di internet è un argomento di quotidiana discussione, almeno per i più giovani.

 

La sessualità virtuale si fonda, principalmente, su tre strumenti:

  • sexting: deriva dall’inglese “sex” e “texting” e consiste nello scambio di messaggi e immagini a contenuto esplicitamente sessuale, attraverso i servizi di messaggistica elettronica;
  • cybersex: consiste nel simulare un rapporto sessuale reale attraverso l’utilizzo di strumenti telematici;
  • chat sex con dating apps: consiste nel ricercare partner occasionali su siti per incontri, con cui intrattenere, successivamente, rapporti sessuali reali o virtuali.

Il fenomeno del sexting

Date le ampie differenze nelle definizioni e dei metodi di campionamento usati in questi studi, risulta difficile stabilire una prevalenza esatta del fenomeno. Tuttavia, uno studio condotto negli USA nel 2017 ha stimato che tale pratica interessi circa il 53% degli adulti tra i 18 e i 30 (con un range 30-81%) e il 10% degli under 18 (range 2,5-24%). [1]

Inoltre, dallo studio emerge che circa il 58% degli studenti universitari invia sex messagges e circa il 62% ha li ricevuti. I dati, infine, suggeriscono che gli uomini siano più propensi ad inviare sex messagges prevalentemente a partner occasionali, mentre le donne preferiscono condividere questa esperienza con il loro partner.

 

I pro e i contro del sexting: ci sono rischi per la salute?

L’Università “La Sapienza” di Roma ha condotto uno studio nel 2016, con lo scopo di indagare le motivazioni che spingono a praticare il sexting. [2] 

  • Motivazioni sessuali (88% dei partecipanti): per aumentare la passione e l’intimità all’interno di una relazione; per avviare attività sessuali o sentirsi eccitati.
  • Rinforzo dell’immagine corporea (57.4% dei partecipanti): per ricevere feedback sul proprio corpo e aumentare la propria consapevolezza di essere sessualmente attraenti.
  • Intenzioni strumentali/aggravate (13.5% dei partecipanti): per scopi secondari quali ricevere favori o in cambio di denaro, oppure per ferire o far del male a qualcuno. Lo studio ha mostrato che solo le intenzioni strumentali/aggravate predicono comportamenti di sexting più dannosi, quali il postare pubblicamente propri sext o condividere sext del partner senza il suo permesso.

 

Il mondo accademico non è unanime nel considerare il sexting come rischioso:

  • alcuni ritengono che tale “pratica trasgressiva” possa sfociare in comportamenti a rischio, come rapporti non protetti o sotto l’influsso di droghe o alcool; il rischio maggiore è rappresentato dal revenge porn, ossia la condivisione di immagini, dal contenuto esplicitamente sessuale, di una persona senza il suo consenso, con l’intento di vendetta o di molestia.
  • altri sostengono che il sexting sia una normale e positiva espressione della propria sessualità e che possa portare a benefici in termini di salute.

Il sexting e la legge

Il sexting è da considerarsi legale nel momento in cui le parti coinvolte sono maggiorenni e consenzienti: al di fuori di tali condizioni, l’invio di materiali è da considerarsi tra i reati di molestie e/o stalking. La Corte di Cassazione, infatti, ha integrato nel reato di atti persecutori il reiterato invio alla vittima di sms, messaggi di posta elettronica o post sui social networks, nonché divulgazione di questi ultimi, o di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la vittima. [3]

 

L’invio di immagini, il cui soggetto ritratto non è consenziente, invece, può sfociare in molestia, violazione della privacy ed infine nel reato di revenge porn, introdotto anche in Italia, con la legge 69 del 19/07/19 sotto la denominazione di “diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti”.

 

Gli Articoli 612-bis e ter (diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti) del codice penale recitano: 

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.”

 

[1] Kosenko K., Luurs G. Binder A. R. (2017), “Sexting and Sexual Behavior, 2011-2015: A Critical Review and Meta-Analysis of a Growing Literature”. Journal of Computer-Mediated Communication, 22(3): 141-160

[2] Bianchi, Dora et al. (2016) “Proprietà psicometriche del Sexting Motivations Questionnaire per

adolescenti e giovani adulti” Rassegna di Psicologia, n. 3 vol. XXXV

[3] Corte di Cassazione penale – sez. VI, sentenza n. 32404/2010